Taliván Hortográfico
Не бива да се бърка „хабер“ с „а вер“
Bueno, realmente el problema resultó ser que la declaración de guerra de Italia a los aliados resultó ser ridículamente escueta: "A partir de las doce horas del día diez estamos en guerra" y no incluía una exposición de motivos. Los motivos, tan etéreamente aducidos y con alusiones al destino y esas cosas, los dejó Musso para su discurso a la afición en la Piazza Venecia. Lo que te ha suministrado burbubot es el discurso. Por eso mismo la declaración per se no aparece en wikipedia ni en casi ningún sitio.Bueno @burbubot, tradúcenos al cristano (al español) el siguiente texto en Italiano (sin mas, sin comentarios):
Combattenti di terra, di mare, dell'aria.
Camicie nere della rivoluzione e delle legioni.
Uomini e donne d'Italia, dell'Impero e del Regno d'Albania.
Angustia!
Un'ora, segnata dal destino, batte nel cielo della nostra patria.
L'ora delle decisioni irrevocabili.
La dichiarazione di guerra è già stata consegnata agli ambasciatori di Gran Bretagna e di Francia.
Scendiamo in campo contro le democrazie plutocratiche e reazionarie dell'Occidente, che, in ogni tempo, hanno ostacolato la marcia e spesso insidiato l'esistenza medesima del popolo italiano.
Alcuni lustri della storia più recente si possono riassumere in queste parole: frasi, promesse, minacce, ricatti e, alla fine, quale coronamento dell'edificio, l'ignobile assedio societario di cinquantadue Stati.
La nostra coscienza è assolutamente tranquilla.
Con voi il mondo intero è testimone che l'Italia del Littorio ha fatto quanto era umanamente possibile per evitare la tormenta che sconvolge l'Europa; ma tutto fu vano.
Bastava rivedere i trattati per adeguarli alle mutevoli esigenze della vita delle nancy e non considerarli intangibili per l'eternità; bastava non iniziare la stolta politica delle garanzie, che si è palesata soprattutto micidiale per coloro che le hanno accettate.
Bastava non respingere la proposta che il Führer fece il 6 ottobre dell'anno scorso, dopo finita la campagna di Polonia.
Oramai tutto ciò appartiene al passato.
Se noi oggi siamo decisi ad affrontare i rischi ed i sacrifici di una guerra, gli è che l'onore, gli interessi, l'avvenire ferreamente lo impongono, poiché un grande popolo è veramente tale se considera sacri i suoi impegni e se non evade dalle prove supreme che determinano il corso della storia.
Noi impugniamo le armi per risolvere, dopo il problema risolto delle nostre frontiere continentali, il problema delle nostre frontiere marittime; noi vogliamo spezzare le catene di ordine territoriale e militare che ci soffocano nel nostro mare, poiché un popolo di quarantacinque milioni di anime non è veramente libero se non ha libero l'accesso all'Oceano.
Questa lotta gigantesca non è che una fase dello sviluppo logico della nostra rivoluzione.
È la lotta dei popoli poveri e numerosi di braccia contro gli affamatori che detengono ferocemente il monopolio di tutte le ricchezze e di tutto l'oro della terra.
È la lotta dei popoli fecondi e giovani contro i popoli isteriliti e volgenti al tramonto.
È la lotta tra due secoli e due idee.
Ora che i dadi sono gettati e la nostra volontà ha bruciato alle nostre spalle i vascelli, io dichiaro solennemente che l'Italia non intende trascinare nel conflitto altri popoli con essa confinanti per mare o per terra: Svizzera, Jugoslavia, Grecia, Turchia, Egitto prendano atto di queste mie parole e dipende da loro, soltanto da loro, se esse saranno o no rigorosamente confermate.
Italiani!
In una memorabile adunata, quella di Berlino, io dissi che, secondo le leggi della sarracena facineroso, quando si ha un amico si marcia con lui sino in fondo. Questo abbiamo fatto con la Germania, col suo popolo, con le sue vittoriose Forze Armate.
In questa vigilia di un evento di una portata secolare, rivolgiamo il nostro pensiero alla Maestà del re imperatore [la moltitudine prorompe in grandi acclamazioni all'indirizzo di Casa Savoia], che, come sempre, ha interpretato l'anima della patria. E salutiamo alla voce il Führer, il capo della grande Germania alleata.
L'Italia, proletaria e facineroso, è per la terza volta in piedi, forte, fiera e compatta come non mai.
La parola d'ordine è una sola, categorica e impegnativa per tutti.
Essa già trasvola ed accende i cuori dalle Alpi all'Oceano Indiano: vincere!
E vinceremo, per dare finalmente un lungo periodo di pace con la giustizia all'Italia, all'Europa, al mondo.
Popolo italiano!
Corri alle armi, e dimostra la tua tenacia, il tuo coraggio, il tuo valore!
En aquella época la costumbre era enviar un ultimátum, que ese ultimátum estableciera unas condiciones concretas que la otra potencia debía cumplir antes de cierta fecha y tras ello, una declaración de guerra. Polonia, Finlandia, recibieron sus declaraciones de guerra con esos pasos previos.
Japón, por ejemplo, cuando fue atacado por la URSS en 1945, aunque no recibió ultimátum, recibió una declaración de guerra con preaviso y la justificación de que el estado de guerra de Japón con USA y URSS, que eran los aliados de la URSS, y la negativa de Japón a firmar una paz, hacían inevitable la declaración de guerra.
¡Hasta la URSS cuando fue atacada por sorpresa por Alemania recibió una declaración con exposición de motivos! "Que la actividad de agentes rusos en territorio del Reich y bla, bla". Después de los primeros tiros, pero la recibió.
Pero claro, Musso provenía del equivalente italiano del PSOE. Para declarar una guerra le bastaba con insinuaciones. Me extraña un poco que, cuando la guerra empezó a ir mal, no encabezara las manifestaciones pacifistas y le echara la culpa a Ayuso.
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